Racconti Locandosi, MOSTRA PERMANENTE (2011)

Questa Locanda è stata costruita nell'autunno del 2008, ed è stata inaugurata ufficialmente con una grande festa nella notte tra il 7 e l'8 marzo.
Da allora molti viandanti sono passati tra queste mura...

Racconti Locandosi, MOSTRA PERMANENTE (2011)

Messaggiodi gio » 14/05/2011, 10:02

In occasione della Due Giorni dedicata alla Locanda della Terra di Altrove abbiamo invitato tutti i Viandanti a cimentarsi con la scrittura di una poesia/una barzelletta/un breve racconto dedicato alla locanda.

Ecco a voi, i quattro lavori pervenuti

Buona Lettura!
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Re: INIZIATIVA SCRITTEVOLE: QUI TUTTE LE OPERE

Messaggiodi DaisyDery » 15/05/2011, 16:52

Un nuovo viandante in locanda

Avevo appena finito il mio turno e me ne stavo tornando a casa.
Certo, prima avrei fatto la solita tappa alla Locanda; una buona burrobirra è quello che ci vuole dopo una giornata di lavoro!
Però i miei piani quella sera andarono tutti a gambe all’aria.
D’un tratto vidi una luce nel cielo, chissà perché pensai che fosse il solito draghetto che faceva le prove di volo, ma le sue scaglie non potevano essere così luminose. Non sono tipo da perdermi in inutili domande, perciò girai la testa e puntai diritto alla Locanda.
Un rumore fortissimo mi fece voltare.
Una nuvola grigia mi investì in pieno, ricoprendomi di polvere dalla testa i piedi. Iniziai a tossire mentre gli occhi mi bruciavano in mezzo a tutto quello strano fumo.
Per fortuna il vento riuscì a spazzare via la polvere in poco tempo.
“Che mi venga un colpo se questo non è un Ufo!” esclamai pieno di stupore.
Effettivamente quella cosa incastrata tra gli alberi sembrava proprio una di quelle navicelle che si vedono nei film, o almeno poteva essere qualsiasi cosa di simile.
La sporgenza metallica che riuscivo a vedere non era sufficiente per farmi capire di che diavolo si trattasse. Poi l’aggeggio iniziò a tremare e si aprì.
Niente luci, niente fumo bianco e niente omini verdi.
Ne usci un cagnolino, non saprei dire la razza, e se fosse di razza, perchè di cani non ci ho mai capito niente, se non che hanno la coda, una gran voglia di abbaiare e di sedersi sul divano.
Beh, quest’esemplare canino, per nulla turbato da quello che era successo, si stava stiracchiando e scodinzolava amorevolmente verso di me.
“Questa poi.. un cane” bofonchiai.
“Ci sono anch’io” rispose una vocetta.
Dalla porticina uscì un bambino, non aveva antenne nè tute spaziali, ma jeans, maglietta e scarpe da ginnastica,
“Buona sera son Jin Kian Fen, astronauta, piacere di conoscerla” disse presentandosi con un inchino.
“Non sapevo che i nani facessero anche gli astronauti!” risposi io avvicinandomi.
“No signore, io non sono un nano, io sono bambino e ho la giusta età come approvato da regolamento di volo. Mi scuso per maldestro l’atterraggio, ma la navicella è impazzita” ammise allargando le braccia.
“Beh ragazzo, hai fatto proprio un casino! Quando il vecchio Atanor vedrà quel buco nel suo terreno ti rincorrerà con il forcone!”
“Forcone? Si tratta di un’arma primitiva?” chiese facendo una buffa espressione perplessa.
“Non hai mai visto un forcone? Dì piccoletto, ma da dove vieni?”
“Io sono astronauta del grande impero di Laggiù che combatte guerra senza fine con Repubblica di Lassù”
Mi grattai la testa e lo fissai perplesso.
“Laggiù? Lassù? Mai sentito parlare di questi posti. Vieni ragazzino ti porto dalla Locandiera, lei vede sempre tanta gente, di certo saprà anche da dove arrivi”
Il ragazzino mi diede la mano e insieme arrivammo all’ingresso della Locanda.
Il cane ci seguiva e appena vide il draghetto gli corse incontro, facendogli mille feste.
Ai tavoli c’erano sempre i soliti avventori, e la cosa non mi dispiacque affatto.
Al centro Ilprenna declamava i suoi versi mentre Nihal sorrideva incantata.
Blackie era seduta proprio di fronte all’entrata e controllava che gli avventori si comportassero bene.
Koukla rideva come una matta accanto a Sean, che probabilmente le stava raccontando una delle tante avventure della sua Midda. Fuori di testa quella ragazza!
“Ehilà viandanti guardate chi vi ho portato!” esclamai con orgoglio mentre spingevo avanti il moccioso.
Lui sorrise e Giò ci venne incontro con le braccia conserte, dicendo:
“Nessuno entra nella Locanda senza una frase adatta. Dì, tu ce l’hai una frase per entrare?” chiese sorridendo, rivolta al piccolo astronauta.
Il ragazzino divenne serio e corrugò la piccola fronte.
“In effetti non riguarda proprio una locanda ma un’osteria, spero vada bene”
Fece un grande sospiro, mentre gli occhi di noi tutti erano puntati su di lui, poi iniziò a dire:
Buona sera, buona sera signori
Entrate, entrate non state fuori
La notte è fredda e c’è l bora
Che di ammalarsi non è ora
Benvenuti con gioia alla mia osteria
Dove si serve vino e allegria
Per voi è stappato il rosso merlot
Che senza stare non so
Ma se ne volete c’è cabernet
Lasciatemene un poco anche per me
Benvenuti amici alla mia osteria
Sono felice se stiamo in compagnia
Bianco e nero sempre vino è
Vedrai che piacerà anche a te
Questa sera si brinda a me
Domani brinderemo a te
Ridi, bevi non andar via
Che bella la vita in osteria.

La Locandiera si mise a ridere e lo fece accomodare al bancone mentre gli altri viandanti mi bombardavano di domande sul ragazzino, ma io sapete che ho fatto?
Ho ordinato una burrobirra e ho lasciato che il giovanotto se la cavasse da solo, in fondo se poteva pilotare un’astronave poteva anche tenere testa ai viandanti della Locanda di Altrove, o sbaglio?
"Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto" O. Wilde
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Re: INIZIATIVA SCRITTEVOLE: QUI TUTTE LE OPERE

Messaggiodi manusk » 15/05/2011, 17:22

LA LOCANDA DEL FUOCO

Bentrovato!
Finalmente sei arrivato!
Entra in locanda nn indugiare
sulla soglia nn restare.
Da me in persona sarai servito,
con un banchetto reale e saporito.
Ora andare via più nn vorrai
perchè la volontà più nn hai..
All'improvviso una risata sentirai,
è la mia vittoria,vedrai! :twisted:

Era appena spuntata l'alba quando alzò una mano per protegge i suoi occhi azzurri dai raggi del sole.Era stanco,nn ricordava più da quanto fosse in viaggio.Ad un tratto guardò la borraccia quasi vuota,avrebbe dovuto provvedere al più presto a riempirla,ma dove?In quella landa desolata nn c'era niente per km,pensò con tristezza.Era stato avventato a partire così spinto dai sentimenti:rabbia,vendetta e cosa più importante,dalla speranza di ritrovare la sorella ancora in vita,e nn sarebbe tornato indietro proprio adesso.In lontananza scorse qualcosa,cominciò a correre.<E' una locanda a giudicare dall'insegna sbiadita,la Locanda del Fuoco...>La struttura sembrava abbastanza solida anche se trasandata.Vi entrò con la speranza di trovare cibo e acqua,appena entrato sentì un brivido,ma era troppo stanco per considerarlo.L'ambiente sembrava accogliente,lunghe tavolate imbandite occupate da molte persone,sulla sinistra un caminetto enorme,una dolce musica veniva da uno strumento a corda vicino al bancone centrale.Le palpebre cominciarono a farsi pesanti e le gambe quasi nn lo ressero,finchè qualcuno nn urlo.<Josh!>Sentendo il suo nome si svegliò da quel torpore,nn riusciva a capire da dove arrivasse la voce."Nn ho dubbi è la voce di mia sorella!".<Kila!>Urlò.All'improvviso tutto svanì,come fossero state solo ombre e la locanda si rivelò per quello che era,un luogo buio in disfacimento,cocci d'appertutto,sedie e tavoli rotti.Il silenzio si fece pesante,d'istinto serrò la mano sul pugnale,l'unica arma che aveva.<Pensi sul serio che possa servirti?>La voce riecheggiò per tutto il locale disorientandolo,man mano vide una luce espandersi e prendere forma davanti a lui,nn c'erano dubbi si trattava di un"Ehrt",uno spirito fatto di fuoco in questo caso legato alla locanda,e al suo interno può esercitare il suo potere a piacimento."Stupido,sono caduto nella sua trappola come un novellino!"Pensò Josh.Lo spirito si trasformò in una sinuosa figura femminile dai capelli di fuoco,sorrise nel vedere la paura misto stupore nel volto dell'uomo.

<Bene un nuovo giocattolo per me.>Disse lo spirito ridendo.Josh strinse i pugni,cercava di pensare in fretta ad una soluzione,nella mente riaffiorava il ricordo di quel giorno che vide sparire sua sorella inghiottita da quelle stesse mura comparse all'improvviso ai margini del villaggio,il rimorso per nn essere riuscito a salvarla:aveva allungato la mano,ma nn riuscì ad afferrarla come se una barriera invisibile glielo impedisse..."Ma certo l'acqua!Avevo le mani bagnate quel giorno!"Ora sapeva,l'unica cosa che poteva fare era scappare,da prigioniero o da morto,nn avrebbe potuto aiutare nessuno,conosceva il suo punto debole,ma nn era abbastanza,era troppo forte per lui (per ora).Sarebbe bastato mettere un piede fuori per essere salvo,si inginocchò come sconfitto,fece scivolare la mano verso la borraccia,veloce svitò il tappo."Spero funzioni."Si bagnò la mani e scattò alzandosi verso la porta,ma lo spirito la bloccò e cominciò a far vorticare in aria qualsiasi oggetto da scagliargli contro,Josh si abbassò evitando lo schianto con un tavolo,ma nn potè evitare un vetro che gli si conficcò nel braccio,con una smorfia di dolore girò verso sinistra dove c'era una balconata fatta di legno,allungando la mano al contatto il legno si frantumò,fece un salto mentre un altro vetro arrivò a colpirlo all'altezza del ginocchio.Lo spirito urlò tutto il suo disappunto.Josh ormai fuori si aggrappò come potè disteso a terra mentre la locanda veniva risucchiata da un vortice.Durò un'attimo e tutto finì.Guardò verso il sole ormai prossimo al tramonto e per la prima volta Josh sorrise,anche se di un sorriso amaro."La prossima volta ci ruiscirò,aspettami Kila!"Promise a se stesso.

Ci divertiremo ancora nn temere,
ma pazienza dovrai avere.
Presto ci rivedremo
cosi la battaglia finiremo.
Bene o male chi vincerà?
Solo il destino lo deciderà.

FINE
Non c'è modo per cui da solo possa salvare il mondo,ma mi vergognerei di far passare un solo giorno senza provarci! I.A.
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Re: INIZIATIVA SCRITTEVOLE: QUI TUTTE LE OPERE

Messaggiodi demon black » 16/05/2011, 12:49

La Locanda

In una fantastica landa
si trova la Locanda.
Ogni volta che ci sono stata
ogni viandante mi ha rallegrata.
Navigando nel Mar del web
in questa Terra sono approdata
e, con il cuor, posso dire che sono stata fortunata!
Un giorno senza un sorriso...è un giorno perso (Charlie Chaplin)
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Re: Racconti Locandosi, MOSTRA PERMANENTE (2011)

Messaggiodi nihal87 » 22/05/2011, 12:10

Una nuova vita

Sfiorò le colonne di legno consumate dal tempo, ma ancora solide e ritte al loro posto.
Il suo sguardo vagò sull'arredamento curato, quasi maniacale. Le gambe dei tavoli erano decorate con i simboli della città: leoni, foglie d'alloro e cervi. Era tutto così maledettamente bello.
La ricordava più povera, meno riccamente arredata, la ricordava diversa, ma aveva la stessa atmosfera. L'atmosfera di casa.
«Salve, posso fare qualcosa per lei?»
La locanda era vuota, non vi era dubbio che la ragazza parlasse con lui.
«Buongiorno, vorrei... vorrei una stanza.»
Oh quante cose avrebbe voluto dire. Quante cose avrebbe voluto raccontare a quegli occhi verdi.
«Certo, mi segua.» La donna lo condusse su per le scale, i cui scalini scricchiolavano sotto il loro peso. Mentre saliva, dietro di lei, poteva sentire il suo sottile profumo di lavanda. La usavano per gli scorpioni, lui lo sapeva. «Eccoci.»
La stanza aveva impresso a fuoco il numero 4 sulla porta. Era spaziosa, ben curata con addirittura un piccolo locale per i lavaggi mattutini e la vasca per quelli saltuari. Quella Locanda era splendida e per tale motivo costosa. Lì alloggiavano i cavalieri, le dame in viaggio, non certo un poveraccio come lui.
«Per quanto intende fermarsi con noi? Richiediamo parte del pagamento in anticipo.»
Senza fiatare allungò alla ragazza un sacchetto di monete.
«Ve ne darò altre a breve.»
La giovane se ne andò.

«Chi era?»
Kiki sbuffò. «Un tizio terrificante. Ha una cicatrice sul sopracciglio destro che gli arriva fino alla guancia sinistra! Brrr. Ho ancora i brividi.»
«I brividi per una cicatrice? Pensavo di aver insegnato molto di più a mia figlia.»
«Oh padre! Non ho mica detto che per questo deve essere messo ai ceppi! Ma semplicemente che ha un aspetto terrificante!»
«Signorina.»
Nel voltarsi Kiki si ritrovò faccia a faccia con l'uomo sfregiato. Deglutì a fatica. Aveva sentito, doveva per forza aver sentito!
«Io.. io..»
«Volevo solo dirle che tornerò tardi. Per stasera cenerò fuori.»
La voce era profonda, quasi cattiva e Kiki rimase atterrita. Dietro sentiva suono padre sghignazzare.
«Va.. va bene, certo.»
Se ne andò sbattendo la porta della Locanda.
«Avresti potuto almeno avvertirmi che era dietro di me!»
«Oh tesoro, la tua espressione è stata impagabile. Ah ahahaah»
«Hai visto com'è? Hai visto sotto quella casacca sfasciata? Si intravedono tatuaggi, simboli arcani!»
Perty sbuffò. «Simboli arcani? E tu che ne sai? A malapena leggi e scrivi!»
«Quell'uomo è pericoloso! E tu mi hai detto di accettarlo!»
«Figliola, tu non sai nulla di quell'uomo. E ora sbrigati. Il gruppo di dame di ieri sera ha lasciato le stanze, valle a ripulire.»
Kiki se ne andò sbuffando. Lavorare in quella Locanda era la sua vita. Qualche anno prima si poteva dire che la Locanda della Luna fosse in completo fallimento, ma non ora. Non ora che con tanta fatica lei e la sua famiglia l'avevano avviata e con il loro lavoro l'avevano resa famosa.

«Rivederti è quasi un miraggio.»
«Già. Un miraggio. Tu e Perty siete gli unici a sapere che sono qui, tanto gli altri nemmeno mi riconoscono.»
«Davvero? Nessuno?»
Lothian ripensò alla giovane. «No, nessuno.»
«E tu ricordi tutti? Nonostante quello che è succeso?»
«Ricordo molto e bene. Ed, ho bisogno di rifarmi una vita. Ho il denaro, ma non so come investirlo! Devo... devo rimettere in piedi la mia vita e rifarla dall'inizio alla fine.»
Ed era sulla quarantina, capelli scuri brizzolati sulle tempi e fisico asciutto, da buon soldato.
«E che vuoi che ti dica? Questa città è enorme! Fatti da una parte e cerca!»
«Cercare? Cercare? Con questa faccia? Con questo aspetto? Troverò solo porte chiuse. Devi aiutarmi. Ti prego Ed. In nome dei vecchi tempi!»
Ed scosse la testa. «Sono i vecchi tempi che ti hanno ridotto ciò che sei. Sono i vecchi tempi ad aver ucciso la tua anima.»
Lothian rimase in silenzio. I capelli lunghi e scuri a coprire il volto sfregiato. «Io... io ho ancora la mia anima. Non sono morto! Sono qui davanti a te e ti chiedo aiuto. Sei l'unico che mi è rimasto.»
«E Perty? »
«Perty sta già facendo abbastanza! Mi ospita nonostante la Locanda della Luna sia quello che è.»
«Perty ti fa alloggiare nella sua preziosa locanda? Un miracolo.»
«Sa quanto amo quel posto. Lo fa per questo.»
Ed sbuffò nuovamente. Non poteva chiudere le porte in faccia a Lothian senza nemmeno tentare.
«Va bene. Parlerò con mio fratello. Marton ha una fattoria e ha sempre bisogno di uomini forti. Lì nessuno farà caso al tuo volto.»
«I contadini sono superstiziosi.»
«Lo so, ma non Marton. Sua moglie è una sacerdotessa devota al Dio della Pace. Farà qualche storia, ma ti accetterà.»
«Grazie! Non lo dimenticherò.»
Ed guardò l'uomo vestito di stracci che si allontanava lungo la strada principale della città.
Avrebbe davvero ricostruito la sua vita?

«Kiki. L'ospite della quattro vuole dell'acqua calda con cui farsi un bagno.»
«Vado.»
Si allontanò verso le cucine. Mise sul fuoco un grosso pentolone di acqua fresca e poi andò al piano di sopra. La vasca era da scoperchiare e ripulire.
«Scusi il disturbo. Devo.... devo preparare la vasca.»
«Certo. Vieni pure.»
Averlo così vicino al irritava. C'era qualcosa in lui che istintivamente le provocava un fastidio insopportabile.
«Sei giovane. Quanti anni hai?»
Lei rise divertita, quel tizio voleva fare conversazione. Beh doveva stare lì almeno mezz'ora per preparare il tutto e come diceva suo padre: di lui non sapeva niente. Meglio fare conoscenza allora.
«Ho 27 anni. Quindi non così giovane.»
«Ah. Sei sposata?»
Una fitta al cuore quasi le impedì di respirare. Ancora.. ancora dopo tutti quegli anni.
«Io... io ero sposata sì.»
«Immagino sia morto in... in guerra.»
«No.» Kiki rispose quasi arrabbiata. Quelle domande così dirette, ma quell'uomo cosa voleva da lei? Soprattutto in quale guerra sarebbe dovuto morire? L'impero si era unito almeno da vent'anni! E niente più guerre per i regni dell'unione, almeno qualcosa di positivo c'era stato.
«Posso..»
«No non può saperlo. Le basti sapere che è morto 8 anni fa.»
«Avete avuto figli?»
«Sì. Eveny e Soul. Evy ha 10 anni e Soul ne ha 9.»
«Immagino siano belli come la madre.» La sua voce era sofferente.
Kiki rimase immobile, fece finta di non aver sentito e continuò la pulizia della vasca.
L'uomo rimase in silenzio per il resto del lavoro.
«Ho fatto. L'acqua sarà pronta fra pochi minuti. Gliela passerò attraverso quel foro. Le basterà prendere il secchio e rovesciarlo nella vasca. Le chiedo una cortesia: rimetta il secchio nel montacarichi.»
«Grazie, Kat.»
Kiki si voltò di scatto.
«Come scusi?»
L'uomo fu rapido. Troppo rapido. La raggiunse, la prese per un braccio facendole male e chiuse la porta di scatto. «Non mi hai riconosciuto, Kat?»
Kiki boccheggiò. Il braccio le faceva male e la testa le girava.
Kat... Kat... nessuno la chiamava più così da anni, da tantissimi anni.
«Come... come puoi non riconoscermi! Sono così cambiato? Mi sono trasformato fino al punto che nemmeno la donna che amo mi riconosce?»
No. Non poteva essere. Era in prigione. Era andato in galera per quello che aveva fatto. Iniziò a piangere. I singhiozzi iniziarono a scuoterla. «Lo.... Lothian?»
Lui rimase in silenzio. La sua mano che ancora stringeva il suo piccolo braccio.
«Tu... come puoi essere qui? Come è possibile che tu sia vivo?»
«Hai visto cosa mi hanno fatto? Quei maledetti sacerdoti mi hanno quasi strappato l'anima.»
Kiki si accasciò a terra. «Io ti credevo morto! Morto!»

Lui la lasciò e le si sedette accanto. Il suo odore era quello di un tempo, sapeva ancora di lavanda. Avrebbe sempre avuto quell'odore? E lui? Lui come era ai suoi occhi? Un ammasso di ossa e cicatrici?
Come aveva potuto sopportare tutte quelle torture? Come?
Poter toccare i suoi capelli rossi come il fuoco e guardare quegli occhi verdi, erano l'unica cura per le sue ferite dell'anima.
«Mi sei mancata.»
«Mancata? Mancata?» con un impeto di forza lo scansò. Ora non c'erano più lacrime e i suoi occhi verdi erano pieni d'ira. Lo avevo previsto. «Tu....tu... come hai potuto?? Come? Sapevi... sapevi che ero incinta. Sapevi che la Locanda passava un brutto periodo, ma... ma me l'hai portato via.» il pianto ritornò.
Le lacrime gli salivano agli occhi. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto affrontare il passato, ma vedere Kiki in quelle condizioni era terrificante. «Io... io non ho scuse. Non ho pensato. Credevo che sarebbe andato tutto liscio. Era una missione come le altre io... io non pensavo che l'obiettivo fosse un elfo.»
«Avete... avete trasportato illegalmente materiale magico all'interno dell'impero. Tu non sapevi che lui fosse un elfo! Quando quell'uomo è entrato qui, mio padre aveva già capito che era un fottutissimo elfo! Avete..» s'interruppe come affaticata dal racconto. «Anzi hai! Hai organizzato una missione di trasporto mercantile attraverso il deserto dei Nani, hai esposto MIO marito al pericolo dei buchi nascosto sotto quelle sabbie. Non contento l'hai convinto che ciò che facevate era giusto, avrebbe fatto bene alla sua nuova famiglia e che... cos'è che c'era scritto in quella lettera? Ah sì... che avrebbe potuto permettersi di comprarmi abiti migliori. E tu ora? Cosa puoi permetterti?»
Lothian rimaneva immobile accanto a lei. Non osava guardarla negli occhi per la paura di trovarvi odio cocente.
«Io ti chiedo perdono. Ho pagato più di quanto tu possa immaginare.»
«Mio marito, TUO fratello è morto in quella maledetta missione nel tentativo di salvarti dalle Guardie del Confine! E'... è morto per salvare un criminale!!!»
Si alzò di scatto e uscì in lacrime dalla stanza. Lothian rimase seduto a terra e le lacrime iniziarono a scendere silenziose.

«Tesoro... tesoro! Ha pagato! Hai visto il suo fisico? Il Dio dei Perduti ha voluto la sua parte.»
Kiki era furiosa. «Grazie a lui mio marito ha perso la vita. Mi ha lasciato a 19 anni con una figlia e incinta. Ci ha lasciato con una locanda in una crisi pazzesca. Ho dovuto lavare pavimenti nelle case dei nobili per quattro anni e nello stesso tempo aiutarti qui a rimettere in piedi la baracca. E tu mi dici... lui ha pagato?? Lui ha pagato per il suo crimine e io per cosa?»
«Katherine Cecil Anne Perty... ti prego.»
Kiki sbuffò. Quando suo padre la chiamava con il nome completo significava che il momento era grave. «Padre, non so se ci riuscirò. Non lo so davvero.»
«Vai di sopra e aiutalo. Un tempo... un tempo gli volevi bene.»
Le lacrime tornarono. Un tempo lei non gli voleva bene, lo amava. Ma Lothian era il minore, il delinquente, il ragazzo dal futuro incerto. E avevano ragione. Tutti avevano ragione. Le sue sorelle, suo padre e sua nonna. Tutti... sua madre cos'avrebbe detto? Era morta quando lei aveva dieci anni e nel momento di scegliere marito lei non c'era. Katherine Cecil Anne, aveva dovuto fare da sola, aveva dovuto ascoltare i suoi parenti.
Mallett era stata la scelta giusta. Era sicuramente meno bello e carismatico del fratello minore, ma era dolce, onesto e un gran lavoratore. Avevano trascorso tre anni insieme: un anno di fidanzamento e due di matrimonio. In quel lasso di tempo lei aveva imparato ad amarlo e in quel lasso di tempo Lothian era come impazzito. Il giorno del matrimonio lo aveva trovato ubriaco che gridava il suo nome in un bordello della città.
Lo avevano cercato ovunque, ma lei sapeva perfettamente dove trovarlo. Da quando aveva saputo che lei e Mallett si sarebbero sposati sperperava il suo denaro in puttane e birra.
Quando Eveny nacque il suo pensiero divenne lei. La bambina divenne la sua ossessione.
Kiki ricordò il giorno in cui Mallett era andato al mercato e Lothian era venuto a cercarlo per quella maledetta missione.
Era bello. Sì, Lothian era sempre stato bellissimo. Entrò nella Locanda della Luna cercandola.
Lei era incinta di quattro mesi e Eveny le sedeva accanto canticchiando una canzoncina.
Lui era entrato piano piano tentando di prendere la bambina di sorpresa, ma lei conosceva i trucchi dello zio. Risero e si rincorsero fino a che Eveny ottenne ciò che voleva, un vasetto minuscolo di miele che Lothian otteneva dai suoi scambi con l'oriente.
«Doveva essere mia, lo sai?»
Kiki lo aveva fissato senza capire. «Eveny era il nome che io ti avevo sussurrato tre anni fa. Ti ricordi? Ti dissi... “Se avremo una bambina la chiameremo Eveny.” Perchè mi hai fatto questo?»
«Io... Lothian tu non avresti mai potuto prenderti cura di noi!»
«Ma come puoi dire una cosa simile? Come potevi saperlo all'epoca? Ti dimostrerò una volta per tutte che io posso prendermi cura di te! Prendermi cura della Locanda e renderti felice!»
Se ne era andato senza aggiungere altro e il disastro si era abbattuto su di loro.

Perty aveva mandato su l'acqua e si stava lavando via la polvere del viaggio, quando sentì bussare alla porta.
«Sono a mollo.»
«Ho bisogno di parlarti, ora!»
Era lei! Era lei! Poco meno di mezz'ora prima se ne era andata come una furia e ora era di nuovo lì.
Prese un telo, un po' logoro, ma pulito e se lo avvolse attorno ai fianchi. Odiava fare il bagno come i ricchi, tutti vestiti come ad un ballo.
«Eccomi.» quasi si ammazzò per raggiungere la porta. Il corpo che colava acqua sul pavimento ben pulito.
Quando aprì, sentì come una ventata d'aria fresca. Era lei, lei con i suoi bei capelli e con quel vestito che metteva in mostra le sue forme.
«Scusami, non volevo disturbarti.» Entrò senza chiedere permesso e nel farlo lo urtò involontariamente. Il pavimento bagnato fece il resto.
«Oh dèi! Scusami! Non volevo assolutamente! Io... » la donna scoppiò a ridere. Una risata così contagiosa che, nonostante il dolore, Lothian dovette unirsi.
Il momento passò e Kiki tornò seria.
«Sono venuta per dirti che ormai il passato è passato. Hai pagato per i tuoi crimini e forse anche oltre. Ti chiedo solo di non interferire con la mia famiglia. Ti chiedo di non disturbarci e di scomparire da qui.»
Si alzò e se ne andò.
Lothian rimase seduto per terra con il sedere dolorante e il cuore pesante. Sapeva perfettamente che non sarebbe stato facile, ma sperava anche che Perty lo avrebbe aiutato un po' meglio!

Nella Locanda della Luna trovava lavoro tutta la famiglia Perty: Kiki, le tre sorelle, i tre cognati e quattro degli otto nipoti di Perty; e ovviamente tutti erano pieni di intelligentissimi consigli e soluzioni altrettanto furbe.
«Potrebbe lavorare qui! Da qualche anno la Locanda va bene, potrebbe rimanere qui! Con tutti questi nani con cui abbiamo a che fare potrebbe esserci utile un criminale.»
Kiki guardò sua sorella con uno sguardo pieno di compassione. Non credeva che al mondo potessero esistere persone così prive di buon senso e tatto.
«Lorein, ti sto dicendo che quell'uomo ha provocato la morte di mio marito e tu mi chiedi di farlo lavorare qui?? Senza contare che un criminale che lavora in una delle Locande più famose della città non mi pare un'idea geniale.»
«Tu ti fai troppi problemi. A nessuno importa chi è, solo a te.»
Era allibita. Se ne andò dalle cucine in cui Lorein stava facendo delle torte, per rifugiarsi da quella che secondo lei era la sorella più giudiziosa, la maggiore Evelyne.
«Salve piccola Kiki. Allora... come è stato rivederlo?»
Fino ad ora nessuno glielo aveva chiesto. Tutti avevano sentito le grida, gli urli, ma nessuno le aveva chiesto cosa aveva provato nel capire chi era, nel vederlo effettivamente da quando quell'uomo era entrato lì.
«Appena ho capito chi era, sono stata sollevata. Lo credevo morto.»
«Tutti lo credevamo morto.»
«Sì, ma io...»
«Tu hai sofferto per entrambi. Mi ricordo, cara. Mi ricordo anche quanto nostro padre abbia lottato per convincerti a sposare Mallett. So delle tue sofferenze, ma quell'uomo è diventato l'ombra di sé stesso. Avrà quanti anni... 33? Sembra più vecchio di nonno Albert.»
«Esagerata.»
«Non esagero! Sei andata di sopra e l'hai visto mezzo nudo? Cos'hai visto?»
Perchè quelle domande? Evelyne sapeva qualcosa...
«Tatuaggi. Simboli, strane cicatrici. Ne ha il corpo pieno. Non lo guardavo per paura che potesse vedere nei miei occhi il ribrezzo per quei segni.»
«Oh Kiki... quell'uomo è stato torturato dai sacerdoti del Dio Assum, il Dio dei Perduti. Essi fanno esperimenti da secoli con i carcerati. Ne cercano di robusti, che sopportino le torture magiche che gli verranno inflitte e poi li studiano. Ecco cosa ha subito.»
Kiki rimase in silenzio. «Quindi? Che intendi dirmi?»
«Dèi, aiuto! Kiki era suo fratello! Come credi che stia a sapere che Mallett è morto per lui? Sono cresciuti insieme! Hanno condiviso tutto, anche l'amore per te! Come puoi pensare che l'abbia fatto a posta? E' ora di seppellire i rancori e »
«Io... io non posso! Ha privato Eveny e Soul del loro padre! Sono cresciuti...»
«Con noi! Sono felici nonostante tutto. Tu l'hai permesso. Hai permesso loro di vivere una vita felice grazie ai tuoi sacrifici e al tuo lavoro. Seppellisci l'ascia di guerra e permettiti di vivere libera. Stai facendo del male a te stessa e a lui.»
«Di lui non me ne frega niente. Gli ho detto di sparire.»
«L'ha fatto. Non preoccuparti.» era John, marito di Evelyne.
«Ma ha pagato per una settimana! E' solo al quarto giorno!»
«Ha detto che stare qui non aveva più alcun senso, Perty gli ha dato un cavallo. Passerà dalla fattoria di Marton per avvertirli del licenziamento e poi scomparirà. Ha detto che fra i nani ha ancora qualche amico e che fare il bracconiere di manufatti magici non è così male come sembra.»
Kiki sbiancò. «La fattoria?»
«Sì. Aveva cominciato a lavorare lì da un paio di giorni. Ed l'ha aiutato. Ha detto che pareva pentito.»
Kiki vide gli sguardi accusatori della sorella e del cognato.
«Kiki... quell'uomo ha pagato.»

Ci aveva provato. Non poteva di certo biasimarsi per non averci provato. Lei nemmeno lo aveva riconosciuto. Solo il semplice fatto di essere stato sincero e di averle fatto capire la sua vera identità era un atto di coraggio. Lui ne era convinto.
«Vecchio Marton. Io ti sono debitore. Questo breve periodo mi ha fatto capire che non c'è più niente per me qui. La galera mi aveva illuso.»
«Mi dispiace. Sono desolato, ma la figlia di Perty è un osso duro. Comanda quella Locanda come se fosse una nave imperiale.» Il grassoccio fattore rise divertito.
«Già. Lo fa da quando era piccola.» Nostalgia.
«Dove andrai?»
«Penso che tra i nani potrò trovare qualcosa di mio gusto. La magia qui non è ben vista, ma non mi mancano le abilità per commerciarla.» fece l'occhiolino all'uomo che rise di nuovo.

Tremava. Aveva corso come una pazza in mezzo ai campi messi a grano. Aveva corso lungo la strada che costeggiava il fiume. Aveva i polmoni che parevano bracieri di fuoco e le gambe le tremavano. La fattoria di Marton era davanti a lei e davanti lei un uomo a cavallo e il fattore parlavano.
«Lothian.» corse di nuovo. Non era fisicamente in grado di correre così tanto e le sue gambe poco allenate glielo stavano ricordando, ma doveva raggiungerlo! Non poteva permettergli di ricadere di nuovo in quello stupido errore.
«Lothian, ti prego. Non andartene.»
Vide Marton andarsene quatto quatto e Lothian scese da cavallo.
«Ah non dovrei? Beh ero convinto di trovare resistenza al mio ritorno, non un muro di pietre!»
«Lo so. Ma... tu per me in questi anni sei stato il centro delle mie sventure. Mai per un momento ho provato a pensare cosa potevi sentire, quali potevano essere i tuoi sentimenti e quanto potevi sentirti solo. Io ho perso Mallett, ma tu hai perso tuo fratello e tutto il resto. Non so cosa ti hanno fato quegli uomini. Non so cosa ne sia della tua anima e del... del giovane di cui io mi ero innamorata da ragazzina, ma so che a tutti va data una seconda possibilità. Soprattutto se come te hanno pagato un alto prezzo per i loro peccati.»
era stremata. Aveva detto tutto talmente velocemente che aveva paura che Lothian non avesse capito. Ridirlo sarebbe stato ancora più difficile.
«Io ti chiedo scusa per tutti questi anni di sofferenza. Ti chiedo scusa per averti abbandonato e per aver permesso che Mallett compisse quello stupido gesto. La sua... la sua morte è stata la mia fine. Ho rinunciato a te per lui, perchè era mio fratello, perchè lui era migliore di me. Nelle carceri dell'impero la vista del suo corpo coperto di sangue mi ha perseguitato per dieci anni. Ora ti chiedo... perdono.» S'inginocchiò sulla polvere della fattoria Marton. «Perdonami.»
Con le mani tremanti Kiki sfiorò quel viso che un tempo, da ragazzina, aveva baciato. Era deturpato dalle torture, ma ancora avevi i bei tratti del vecchio Lothian. Era ancora bello a modo suo.
«Per ora accontentati di essere tornato a casa, alla Locanda della Luna dove mi hai conosciuto e dove ci siamo amati. Per il perdono, dovrò lavorarci.»
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