C'era una volta.....la Terra di Altrove

ARCHIVIO di tutte le FESTE che hanno allietato i giorni della Locanda dalla sua inaugurazione a oggi :-)
Qui si conserva memoria dei folli preparativi e delle incredibili serate trascorse insieme. Divertimento assicurato!

C'era una volta.....la Terra di Altrove

Messaggiodi demon black » 11/10/2011, 19:17

REGOLAMENTO

Questo tavolo ha l'unico scopo di raccogliere i racconti che parteciperanno alla Settimana Altroviana.
Questo tavolo avrà un blocco che verrà rimosso solo quando l'autore/trice dovrà consegnare la sua opera inedita.
Non si accettano copia/incollature di racconti non propri o presi da altre opere già edite.
Il blocco servirà al mantenimento della pulizia del tavolo stesso.
Cancellerò qualsiasi post che troverò tra uno sblocco e l'altro.
Qualsiasi post che non sia un racconto anche solo quelli con su scritto "Che bello!" "complimenti" etc etc. Tale cancellature avverranno fino all'inizio della festa. Dalla festa in poi potrete votare e commentare sempre nel rispetto dell'autore/trice il racconto che più vi piace.
Le cancellature saranno effettuate indiffirentemente dall'autore del post stesso, chiunque esso sia, e senza nessun preavviso...senza nessuna pietà!
L'autore/trice che deve consegnare la propria opera, dovrà contattarmi privatamente per avere accesso al tavolo in modo che possa "pubblicare" il suo scritto (meglio se mi diciate anche il giorno in cui potrete farlo in modo che, per quel tale giorno, troviate sbloccato il tavolo)
Ogni sblocco avverrà per un giorno intero in modo che l'autore/trice possa avere a disposizione il tavolo per 24 ore per poter aggiustare il racconto a seconda dello spazio disponibile.

REGOLAMENTO PER I RACCONTI

L'unico limite che vi viene imposto è che il vostro scritto non dovrà superare lo spazio disponibile in un singolo post della Locanda (vi assicuro che sono molti caratteri, sui 6.000 se non erro :roll: ) in modo da non creare poemi di 2 o 3 post!
E' un racconto, non la Divina Commedia! :lol:
Ogni racconto dovrà essere ambientato in una città o luogo (boschi, rovine, etc etc) qualsiasi che compaia sulla mappa di Altrove. La mappa la trovate nella pagina che vi dà accesso alla Locanda.
Ogni racconto non dovrà contenere ingiurie o insulti verso qualsiasi religione o persone.
Ogni racconto non dovrà contenere insulti, bestemmie e tutto ciò che può risultare offensivo verso persone e/o religioni.
Ogni racconto non dovrà contenere scritti che vadano contro qualsiasi regola della Locanda.
Ogni racconto dovrà rispettare la Locanda e il filo di pensiero della Stessa: tutto è concesso nel limite dell'educazione e rispetto altrui.


TITOLO DEL RACCONTO

Per evitare di togliere caratteri al post del racconto, il titolo va scritto nel titolo del post indicando: TITOLO + AUTORE DEL RACCONTO.
...quanti "titoli" in questa frase! :lol: :lol: :lol:
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LA MAGIA NASCE DAL CUORE di Demon Black

Messaggiodi demon black » 23/10/2011, 14:39

Stare seduta su quei sassi le stava facendo un gran male. Elish si mosse a disagio per cercare una posizione un po’ più comoda mentre attendeva che Nikyl arrivasse.
Si erano dati appuntamento al loro solito posto, un ammasso di rocce situato tra il Villaggio Della Scienza e Città Murata, nei pressi di Torrente Belgioioso.
Elish, sedici anni, aveva dei capelli lunghi e neri, i suoi occhi erano azzurri come il cielo estivo e aveva un carattere esuberante. Proveniva da Città Murata e, come tutti i suoi concittadini, amava quella città perché tutti i giorni c’era sempre qualcosa di nuovo e di magico da scoprire; era un luogo, dove il tuo vicino di casa poteva essere un nano, il tuo compagno di scuola un elfo e la tua tata una folletta …. amava Città Murata!
Nikyl, diciotto anni, aveva dei capelli tagliati molto corti, occhi grigi e, all’apparenza, poteva sembrare un tipo freddo. Il suo carattere rispecchiava in pieno la caratteristica del suo paese, il Villaggio Della Scienza. Ogni suo abitante credeva solo a quello che poteva provare con metodi scientifici. Credevano che l’alchimia, così era chiamata la magia, dovesse essere utilizzata solo per scopi tecnologici e bellici.
I due ragazzi erano completamente differenti ma, nonostante tutto, erano subito diventati amici. Si erano incontrati quando da piccoli Elish, che a quel tempo era attratta dall'idea di scappare di casa per andare in “cerca di avventure”, si era persa a causa della sua totale mancanza di orientamento non appena uscita dalla cinta della città. Fu Nikyl a trovarla accanto all’ammasso di alcune rocce nei pressi del Torrente Belgioioso che scorreva vicino alle due città. Da allora quello diventò il loro “solito posto” dove incontrarsi.
Elish si mosse di nuovo per cercare una posizione comoda sui sassi ma, alla fine, ci rinunciò e si alzò: Nikyl era in ritardo!
Finalmente, dopo qualche minuto, lo vide arrivare di corsa e, una volta avvicinatosi, con affanno le chiese scusa per il ritardo.
“Non importa, meglio tardi che mai! Vorrà dire che mi offrirai il pasto alla Locanda!” sorrise Elish.
“Non avevi detto che non importava?” le rispose Nikyl sorpreso
“Certo, ma mica dobbiamo saltare un pasto e visto che sei tu quello in ritardo…forza andiamo!”
Scuotendo la testa, Nikyl, decise che era meglio lasciar stare, i ragionamenti di Elish gli avevano sempre fatto venir il mal di testa. Cambiando discorso, le domandò notizie del luogo in cui erano diretti, ma l’unica risposta che ottenne fu un sorrisetto misterioso.

Passò la mattinata di viaggio a insistere per farsi dire la destinazione e, alla fine, lei cedette per non starlo più a sentire.
“Uffa! Stiamo andando … uhm … voglio farti vedere che la magia è bella e non deve essere sfruttata come fate voi!”
“Magia?! Ah, intendi l’alchimia!”
“Magia! Magia! Magia! Non alchimia!”
“Bah, come vuoi tu!” le rispose con quel suo sorriso accondiscende che le faceva sempre venire una grande rabbia. Decise di non rispondergli per non farsi rovinare la giornata. Ancora poco e poi sarebbero arrivati! Non vedeva l’ora di mostrargli la loro destinazione: la Valle degli Unicorni.

Dopo una breve pausa per mangiare del pane e formaggio, ripresero il viaggio e, finalmente, dopo un’ora arrivarono alla Valle degli Unicorni.
La Valle, che sorge ai piedi della Montagna Felice, era circondata da immensi alberi secolari. I due ragazzi s’incamminarono verso il centro del bosco. La luce che filtrava dai rami, diffondeva un alone soffuso tutt’intorno che illuminava il sottobosco, con tenue chiarore. L'aria fresca, ottenuta dalla protezione dei rami alla luce solare, era piacevole e dava un leggero brivido. Il profumo da cui erano circondati, era inebriante e rapiva i sensi. Ogni singolo filo d’erba sembrava avere vita propria, pareva si muovesse da solo, senza nessun vento che lo sospingesse nell’aria. Ogni tanto piccoli animaletti si affacciavano da dietro un tronco o da una tana, incuriositi dai nuovi venuti … tutto ciò era bellissimo ed emozionante! Con questo stato d’animo, Elish si girò verso di lui per dirgli, allargando le braccia.
“Nikyl, ti do il benvenuto nella Valle degli Unicorni! Fermati un attimo. Respira profondamente… lo senti? Questa è magia allo stato puro! Qui anche l’aria è magica! Lo senti?”
Nikyl si fermò e fece come gli era stato detto, ma non sentì nulla di così “diverso” come diceva lei.
“Io non sento nulla” disse facendo spallucce.
Lei rabbuiandosi un po’, lo afferrò per mano e si addentrarono di più.
Dannati scienziati! Sempre intenti a guardare con il paraocchi che si dimenticano di vedere le cose come in realtà sono! pensò Elish tra sé e sé.
Nel profondo del bosco viveva un branco di unicorni, lo sapeva, doveva condurci Nikyl perché voleva fargli scoprire la vera bellezza della magia! Nel Villaggio della Scienza, da molto tempo, avevano perso di vista il valore della magia, la sua vera bellezza. Non pensavano altro che a piegarla ai loro voleri, dimenticandosi di quanto possa essere pura e bella! Per questo aveva condotto Nikyl in quel posto, per fargli aprire gli occhi, per non permettere che egli diventasse come tutti gli altri scienziati o, se voleva proprio diventarlo, che almeno sapesse quale splendore fosse in realtà la magia!
Era vietato portare qualcuno davanti al branco degli unicorni, loro erano sacri e solo pochi eletti potevano vederli. Elish era uno di quei pochi perché già ci era andata con un elfo. L’elfo l’aveva condotta lì qualche mese prima per impressionarla, credendo che, dopo quello spettacolo, lei cadesse ai suoi piedi come nulla fosse…tsè, povero illuso! Lei era da sempre innamorata di Nikyl, anche se lui, troppo impegnato con i suoi studi, non l’aveva mai calcolata da quel punto di vista.
Riflettendo, Elish si rese conto che anche lei stava infrangendo il veto, ma si giustificò convincendosi che lo faceva per una buona causa ignorando la vocina, dentro di sé, che diceva che era una bugia.
Il centro del bosco si apriva in una radura, dove l’erba era piegata come se, d’abitudine, lì ci fosse qualcosa di pesante sopra. Si guardarono intorno e, un Nikyl che non capiva cosa stesse succedendo, chiese “Allora?”
“Non capisco, eppure erano qui … “ rispose confusa Elish
“Chi?”.
“Erano qui ti dico!”
“Chi? … ti ripeto.”
“Aspettami qui!”
Elish si mise a cercare tutt’intorno ma degli unicorni non c’era traccia e, incominciava a pensare, che non fosse stata un grande idea quella di venire nella Valle. Decise di inoltrarsi un po’ di più, mentre Nikyl aspettava nella radura, alla cerca di quegli esseri bellissimi e magici.
Nikyl, nel frattempo, si mise seduto in terra pensando che era meglio se fosse rimasto a casa a studiare per l’esame imminente. Era un po’ indietro rispetto agli altri perché non riusciva a concentrarsi come avrebbe voluto. Il vero problema non era lo studio, lo sapeva, ma la notizia che, qualche mese prima, un elfo di Città Murata, ci avesse provato con Elish … beh, gli ha tolto la voglia di studiare ed erano stati i suoi voti a rimetterci. Con un gesto di stizza strappò qualche filo d’erba e lo gettò lontano. Non riusciva a capire perché la cosa gli avesse dato tanto fastidio quanto gli aveva procurato sollievo la notizia che Elish gli avesse detto di no! Si era giustificato pensando che, ormai, per lui, Elish era come se fosse una sorellina da proteggere da tutto e tutti ma, sentiva, che c’era qualcosa che gli sfuggiva … se solo avesse capito cosa! Se avesse scoperto che cosa gli dava così fastidio, era sicuro che i suoi voti sarebbero risaliti e sarebbe stato nominato miglior studente del corso di alchimia! Magia … chissà perché Elish ci tenesse così tanto che lui la chiamasse magia e non alchimia. Mah, non riusciva proprio a comprenderla!
Senza che lui se ne accorgesse, alle sue spalle era radunato un gruppo d’unicorni che lo guardavano con curiosità. Gli unicorni erano famosi in tutta Altrove perché, oltre ad esser custodi della magia di quella Terra, erano anche capaci di poter leggere nell’animo, nel cuore e nella mente di tutti i suoi abitanti. Il più possente tra gli unicorni, si pose davanti al ragazzo e, a sentire i suoi pensieri, quasi sorrise. Si girò a cercare l’altra fonte di pensieri che avvertiva: la ragazza.
Hai sentito, Wyaish? chiese attraverso il pensiero uno degli unicorni al suo capobranco, posto davanti al ragazzo.
Sì. Questi due cuccioli d’uomo sono divertenti. rispose Wyaish divertito da tutto ciò.
Allora? Che intendi fare? insistette l’unicorno di prima.
Semplicemente nulla. Non possiamo aiutarli perché la magia nasce dal cuore. Se un cuore è confuso o intrappolato nella mente di un uomo, loro non possono neanche vederci. A dimostrazione di ciò, avvicinò il muso al viso del ragazzo e ci soffiò sopra. L’unica cosa che ottenne fu che il ragazzo si risistemò i capelli corti che il “vento” gli aveva scompigliato.
Gli unicorni se ne andarono e poco dopo tornò Elish che, dispiaciuta, chiese scusa a Nikyl perché il motivo per cui l’aveva portato lì, non c’era. Non aveva trovato gli unicorni.
Nikyl, per tutta risposta, scoppiò a ridere e le disse “Unicorni? Tu non finirai mai di sorprendermi! Gli unicorni sono solo una leggenda!”
Elish, arrabbiata, “Non è vero! Qualche mese fa me li ha mostrati Eyijad!” gli rispose.
“Sicura che quell’elfo non ti avesse fatto vedere quello che voleva lui e non quello che c’era in realtà?” gli rispose sarcastico lui.
“Certo! Io ho visto … li ho visti!” ma un po’ di dubbio, provocato dalle parole di Nikyl, si era insinuato in lei. Scuotendo la testa pensò che era certa di averli visti e, alla fine, li avrebbe fatti vedere anche a Nikyl!
“Va bene, va bene, ti credo! Ora torniamo indietro, ti offro il pasto serale alla Locanda” le disse strizzandole l’occhio e iniziando a incamminarsi da dove erano giunti.

Wyaish, che aveva assistito al ritorno della ragazza mentre il suo branco pascolava più in là, scosse la testa e dalla sua criniera si sprigionarono scintille di luce bianca.
La magia nasce dal cuore e se esso è confuso o imprigionato nella mente, lei non può manifestarsi. Se lo facesse, non sarebbe buona magia. Sussurrò Wyaish al vento che accompagnò i ragazzi fuori dalla Valle fin giù, nelle loro rispettive città.
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Volare di Nihal

Messaggiodi nihal87 » 02/11/2011, 21:16

“Kirias!! Ciao.”
Sorrisetto accattivante, scrollata di riccioli biondi, occhi azzurri luccicanti.
Ovvio quando entro un raggio di un chilometro appare mister simpatia cronica ogni ragazza riccioluta o non, di Altrove inizia a ronfare come una gattina. Vorrei strangolarlo con le mie mani! Letteralmente.
L'unica in grado di riappacificare i miei sensi è Kiki. Mia migliore amica dall'infanzia, abbiamo frequentato l'Accademia di Volo insieme e fra qualche mese, se il Signore ce lo concede, prenderemo il brevetto da piloti. Lei è decisamente più brava di me, inutile dirvi che questo resta fra noi!
Solitamente Kiki entra sbattendo la porta dell'aula, trafelata perchè sempre in ritardo, con i capelli scomposti e il giaccone di pelle buttato su una spalla insieme ai libri. Altra cosa da precisare su Kiki, non si ricorda mai nulla e quindi sbaglia sempre libri; così alla seconda ora di ogni lezione parte e va a recuperarli in cabina. Io mi chiedo sempre come faccia a non ricordarseli! Dovrà pure avere qualche rotella fuori posto; certo che solo il fatto di essere mia amica la etichetta come “persona con rotelle fuori posto”.
“Questa mattina proprio non ci credevo che saresti arrivata.”
Dopo aver sbattuto il malloppo di libri, sbagliati ovviamente (aveva preso Termodinamica invece che Storia del Volo, da notare anche il fatto che oltre ad avere argomenti completamente diversi, hanno copertine e moli daaaavvero differenti.), si siede come fanno i vecchi marinai ormai stanchi della vita.
“Senti, se ti dico che arrivo, significa che arrivo... prima o poi.”
“E' quel poi che mi spaventa. Ti sei accorta che hai sbagliato libri, vero?”
Il mio sguardo stava indicare ironia e un leggero tocco di “ma sei scema?” che forse non venne colto.
“Sì lo so! Kirias me l'ha già detto, non mettertici anche tu.”
Mi sento rivoltare le budella.
“Da quanto Kirias il Simpaticone ti parla?”
I suoi occhi blu elettrico mi fissano colpevoli. Si sente colpevole! Di cosa perdinci??
“Oh beh, da un mesetto circa. Dopo la punizione che abbiamo scontato insieme. Tra l'altro è stata colpa tua se sono finita in punizione con quello là! E ora pure ti lamenti che ci ho parlato.” sbuffa. Kiki non sbuffa. Non sbuffa mai! Semplicemente perchè la MIA Kiki non sbuffa con ME!
“Sarebbe colpa mia quindi se ora sei passata al nemico? Ti ricordi o no il giuramento dei Pennfield??”
Sbuffa di nuovo. Quasi mi sento male! Mentre lei pensa una rispostaccia la guardo meglio. I capelli... i capelli sono pettinati o per lo meno sono più pettinati del solito. Ma che diavolo sta succedendo?
“Jen...” scuote il capo come se stesse parlando ad una povera decerebrata, ma io capisco benissimo, è passata la nemico e nel momento peggiore!! “Jen i gemelli Pennfield si sono diplomati due anni fa e se non erro ora lavorano per il padre di Kirias. Ora dimmi... chi ha tradito il giuramento? Loro e per primi!! Quindi non farmi la predica!”
Non posso ribattere perchè la Trenton è entrata in classe, ma sulla lingua avrei certe rispostacce!
Ma un po' sono soddisfatta, voglio vedere come seguirà Storia senza il libro, voglio proprio vedere.
“Mi presti il libro?”
“No arrangiati, chiedilo a Kirias.”
Mi fa la lingua e si volta.
Perchè fa così? Kiki non è mai di cattivo umore, non risponde male, non sbuffa e non fa linguacce. E' un po' nel suo mondo, questo sì, ma non è mai sgarbata, non con me.
Non so perchè, ma è da ieri che ho un brutto presentimento e oggi si sta confermando.

Finalmente la campana. Se stavo qui ad ascoltare quella capra per altri due minuti mi addormentavo.
Questi occhiali maledetti scivolano di continuo, oh sì è la moda del momento! Cappellino d'aviatore e occhialoni, ragazze accorrete è l'ultima moda! Già ma nessuno mi aveva detto che era scomodo da morire! Anzi no, una me l'aveva detto, ma di certo non sarò io a darle ragione. Oggi non ho proprio voglia delle polemiche di Jen la Femminista.
Cerco di sistemarmi nel migliore dei modi con questi capelli che vanno dove vogliono!
E intanto di fianco a me sento Jen che blatera, mio dio oggi è davvero insopportabile.
Da quanto mi sono accorta dei suoi difetti? Da quando affrontarla era diventato così difficile e stancante?
“Jen! Basta! Sto tentando di sistemare questo cappello che non ha voglia di stare al suo posto e tu continui a blaterarmi cosa assurde su giuramenti e cose varie! Non ho voglia di discutere oggi.”
Non ce la faccio davvero più, l'unica è alzarmi e andare a farmi un giro. Forse mi si schiariscono le idee. Ma quali? Che problema ho da risolvere? Nessuno!!
Forse è l'avvicinarsi degli esami. 3 mesi e 4 giorni e poi forse otterrò il mio brevetto. Sarò la prima della famiglia che ce l'ha fatta, la prima. E devo farcela ad ogni costo.
“Ehi Calcer.”
Non ho bisogno di voltarmi per sapere chi è.
“Ehi Simpaticone. Divertito a lezione?”
Occhi verdi, capelli rossi, lentiggini. Parrebbe la descrizione di un cesso planetario, in realtà è la descrizione di Kirias Unwil, 4° classe, brevetto come pilota ottenuto a tempo di record e ragazzo più bello dell'accademia.
“Non sai quanto.”
Una scossa e mi ritrovo spiaccicata contro la parete delle cabine con Kirias che mi schiaccia il respiro.
“Ops, scusami, una turbolenza evidentemente. Andiamo su? Sai che un mio amico mi ha detto di un posto tra le paratie da cui si gode una vista stupefacente! Secondo me potresti fare uno dei tuoi schizzi. Verrebbe magnifico.”
Sto ancora tentando di sistemarmi quel maledetto cappello. Il giaccone è tutto storto. La gonna pende floscia e le calze prudono dal mattino. Perchè mi sudano le mani?
“Calcer, ti senti bene?”
“Eh? Oh sì. Una delle solite scosse. Questo pallone gonfiato non sa stare dritto eh?” dalla mia bocca esce una risata ridicola. Ma dico, io non ho mai riso in questo modo!
“Allora? Vieni su?”
“Ma, non è pericoloso?”
Si mette a ridere come un pazzo, una delle sue risate sarcastiche e irritanti che sto imparando a conoscere. Una delle risate che mi mette sul chi vive e mi punge nell'orgoglio.
“Ok, va bene. Finiscila. Prendo il blocco e arrivo!”
Finalmente in cabina. Questo cappello odioso lo disintegro, Jen aveva ragione, forse il suo intuito di Elfa le fa capire prima le cose, chissà. Però devo tenere gli occhiali, a quell'altezza chissà che aria che tira.
Sono agitata e il motivo non lo capisco. Agitata. Appoggio una mano sulla parete palpitante dell'Octopus. Posso sentire le tubature percorrere quella membrana viva, tubature di aria, gas e acqua. Dentro quelle pareti all'apparenza vuote un mondo di nervi, vene e muscoli si dipana per tutto l'Octopus e crea il “pallone gonfiato” che ci permette di studiare l'aria, il vento, le nuvole e il mondo dall'alto. Splendido. Sento il mio cuore calmarsi. Unirsi al battito dell'Octopus.
Pensare alle tecnologie con cui è stato creato mi fa quasi star male. Niente magia elfica per lui, solo ingegno umano e tanto studio e impegno. La Piana della Nostalgia è stata il fulcro di quegli studi e proprio su di essa daremo i nostri esami. Esami, maledetti esami! Cerco di fare pace con l'Octopus, quell'enorme essere creato dall'uomo le doveva dare la forza di diventare un pilota, di diventare il Migliore.
Avrebbe sfidato ogni capriccio dell'atmosfera e avrebbe ottenuto quel titolo. Sapeva di potercela fare.
“Ci sei?”
Oddio, è Jen. Ho il blocco in mano, la berretta e gli occhialoni, vorrà sicuramente venire.
“Sì, dimmi.”
“Oggi ci sei per studiare?”
“Guarda mi hai beccato in un brutto momento! Ho una lezione straordinaria con il gruppo di Topografia Aerea. Non posso proprio restare.”
A scanso di equivoci mostro il blocco e chiudo la cabina, ora sarà convinta. Ma perchè gli sto mentendo?
Lei è Jen! La mia migliore amica.
Mi allontano a ritroso nel corridoio e sbatto contro Kirias.
“Ah finalmente. Dicevo che ti eri persa, stavo venendo a cercarti.”

Che significa tutto ciò? Non c'erano lezioni di Topografia, ho controllato. Perchè Kirias è qui? Lui e quel suo fetido sorriso smagliante.
“Ah sì, anche Kirias frequenta Topografia ora?”
Kiki ha gli occhi di un cerbiatto in trappola. Mi appoggio alla parete dell'Octopus e dentro di me cerco di riprendere fiato. Io e Kiki siamo amiche da decenni probabilmente. Due elfe in cerca di avventura che decidono di fare ciò che nessun'altro elfo farebbe: volare. Perchè gli elfi amano la terra, il contatto con essa, ma non la perdizione delle correnti d'aria, il trasporto di un vento o l'adrenalina che dà buttarsi con un paracadute. Siamo le uniche. Siamo sole qui sopra!
Ora perchè succede questo? Kirias è il nostro peggior nemico. Ricco, bello, con la strada davanti a sé spianata e bella larga, umano. Lui otterrà prima di tutti gli altri il brevetto da Aviatore, ancora prima che io ottenga il mio brevetto da Pilota. Quando io sarò Pilota lui sarà Aviatore. E solo perchè è ricco. Sono certa di poterlo distruggere in una gara di velocità all'armamento di flotta. Ne sono certa.
Allora perchè mi viene da vomitare. Che diavolo di paura ho? Di non ottenere il brevetto? Di rimanere indietro e vedere Kiki che sorride a Piloti di 20 o 25 anni? Di vedermela passare davanti senza che degni di uno sguardo la sfigata Jen Electo? Perchè è così che mi sento. Una sfigata.
Mia madre non mi parla più da quando mi sono iscritta all'Accademia e Kiki è l'unico appiglio alla mia terra che ho. Siamo le uniche elfe su questa maledetta sacca di gas ambulante. Le uniche e lei non mi può abbandonare. Non per lui.
La voce del bell'imbusto ricco e popolare mi riporta alla realtà.
“Cosa? Oh no, odio Topografia. E fortunatamente ho già dato quell'esame molto tempo fa. No, veramente ho proposto a Kiki di andare sulle paratie.”
“Sulle paratie?” Sulle paratie? Che significa sulle paratie? Non si può andare sulle paratie! L'Octopus se volesse potrebbe ammazzarli con un colpo di sfiatatoio! “Ah sì e se l'Octopus si ribella?”
“A Kiki? L'Octopus l'adora! Se ne è accorto anche il Maresciallo nella sua ultima visita.”
Stava sorridendo come un ebete. Non ho bisogno che mi si ricordi quella giornata. Il Maresciallo era venuto a vedere come le nuove reclute si comportavano e l'Octopus era come impazzito alla vista delle armate militari. I loro cavolo di aerei sono talmente aggressivi che potrebbero staccarti una mano mentre gli fai rifornimento di cibo. E Kiki l'aveva calmato. In qualunque punto della parete lei tocchi l'Octopus, lui la sente.
“Ah davvero? Beh allora divertitevi tanto. Se vi vedo assenti a lezione stasera, saprò perchè.”

I suoi passi si allontanavano lungo il corridoio delle cabine e io non avevo saputo fare altro che ascoltarla andarsene.
Ora qui in questo luogo dimenticato da tutti mi sento in pace. Kirias è silenzioso. Sa che il silenzio è la mia ispirazione migliore. La mia matita sta tracciando il profilo dei lontanissimi Monti del Nord. La Piana è laggiù. I suoi elicopteri a vapore, pieni di valvole e di congegni, mi stanno aspettando. Proprio lì a contatto con le terre dei miei antenati e della mia famiglia, nascono le più grandi innovazioni nel campo della tecnologia animale.
Se appoggio le mani tra gli avvolgimenti delle corde sulle paratie sento l'Octopus respirare tranquillo. La velocità che stiamo tenendo lo sta facendo sonnecchiare.
“Sai perchè si chiamano paratie?”
“No e tu Calcer?”
“Sì. Quando l'Octopus fu costruito gli ingegneri invertirono i progetti degli zoologi.”
“Non ci credo.”
Risero entrambi. “Oh credici. Fu così che invece di una schiena, ottennero una pancia e l'Octopus pare un'enorme balena rivoltata. Chiamarono il suo dorso Paratia, per ricordare scherzosamente quell'errore che portò alla nascita del vecchio Octopus. Sai... se non fosse così buffo probabilmente farebbe paura e io non gli vorrei così bene.”
Kirias si sistema sul mucchio di corde, ancorando ancora meglio i piedi al corpo dell'animale.
“Sei l'unica che parla dell'Octopus come di un essere vivente.”
“Ma lui è vivo!”
“Oh lo so. Dico solo che sei l'unica e sei unica per molte altre cose.”
I suoi occhi sono così verdi che sembrano dei piccoli gioielli, ma è la luce del tramonto a renderli così, altrimenti sarebbero solo verdi. O almeno credo.
So che è troppo vicino, sento che la sua mano tocca la mia e so che da questo momento in poi la mia vita cambierà.
Non voglio più avere paura del domani. Affronterò ogni problema come un vero soldato dell'aviazione. E Jen non ti sto tradendo, so che avevamo giurato di rimanere amiche per sempre e crescere non preclude il rimanere amiche.
Siamo noi sole, contro ogni pregiudizio, contro ogni razionalità.
Guardami papà, ora sto volando sul tetto del nostro mondo che dentro di sé raccoglie ogni tipo di diversità e io sono un'elfa, che ama volare.
Ultima modifica di nihal87 il 03/11/2011, 18:08, modificato 1 volta in totale.
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L'acchiappasogni di Sadalmelik by Prenna

Messaggiodi Il Prenna » 18/02/2012, 19:51

Una bianca coltre di neve copriva la Città Murata mentre si preparava per la notte. Al caldo in una piccola accogliente casetta due voci cristalline dissero “Mamma Mamma ci racconti una storia per farci addormentare?” La donna si voltò verso la fonte di quella voce, due piccoli birboni di nome Menkalinan e Alcyane si stavano apprestando ad andare a dormire.
“Certo bambini miei! Che storia volete sentire? Quella del draghetto sputa fuoco? O quella della pecora volante?”. Dopo un brevissimo attimo di riflessione Menkalinan, un maschietto di 4 anni, rispose: “Voglio risentire la storia del poeta gentile e dell’avara locandiera con la temibile ramazza…” Ma non riuscì a finire la frase perché sua sorella, poco più grande di lui lo interruppe: “In una sera fredda come questa la storia perfetta è quella di Sadalmelik e dei suoi Acchiappasogni” e detto questo si alzò e diede un colpetto a una cornice di cristallo azzurro a forma di foglia con tante corde intrecciare al suo interno e subito una melodia dolce e rilassante si diffuse per la stanza. La mamma sorrise e si sedette sul letto di Menka: “E sia! Ecco a voi la storia di come Sadalmelik ha salvato il nostro mondo e ci ha regalato il segreto per costruire gli acchiappasogni! Ma prima filate sotto le coperte pecorelle mie!”
Tanto tempo fa ci fu in inverno lungo e freddo, tanto freddo che tutte la Terra di Altrove era bianca e coperta da una coltre di neve alta più di voi. Tutti aspettavano con ansia la primavera per poter tornare a uscire, a giocare e a fare lunghe passeggiate, ma lei tardava e tardava. Passarono i mesi e alla fine la gente perse il conto del tempo. Ogni giornata era uguale a quella precedente, fredda buia e senza gioia. Pian piano che l’inverno perdurava qualcosa si ruppe dentro le persone, nella parte più interna del loro cuore e in breve non furono più in grado di sognare.
Da tutte le parti del regno vennero allora i più grandi sapienti in cerca di una soluzione. La riunione si tenne al castello della Città, visto che era impossibile tenerla all’aperto come da tradizione. Dopo lunghi dibattiti i saggi riposero le loro speranze nelle leggende e, preso un cristallo magico dal tesoro della città, lo passavano di mano in mano a tutti i presenti partendo dai più valorosi e saggi alla ricerca di qualcuno che potesse risvegliare il suo potere. Il cristallo dopo un lungo vagare finì nelle mani di un giovane cavaliere innamorato e subito si accese subito emanando una luce abbagliante. Il giovane, che si chiamava Sadalmelik rimase un attimo interdetto, ma i saggi non gli diedero il tempo di capire quello che stava succedendo lo presero da parte e lo portarono in un’altra stanza. Prima che il nostro giovane potesse chiedere qualunque cosa il cristallo si illuminò e lui si ritrovò in una grotta buia e silenziosa.
Il silenzio fu rotto all’improvviso con una voce potente e avvolgente disse: “Forza giovane uomo, non sono più un giovinetto, neppure secondo la mia razza. Dimmi per quale motivo disturbi i miei sonni”. E all’improvviso una luce tenue avvolse tutta la grotta.
Sadalmelik rimase senza parole. Davanti a lui stava la creatura più maestosa e imponente che avesse mai visto. Nella sua memoria una parola ritornò con prepotenza a galla. “Drago…”
Ritrovato il suo autocontrollo disse: “Mio Signore, scusi la mia arroganza ma credo di essere qua per capire quale essere malvagio sta causando tanto dolore alla Terra di Altrove. Perfino la gente ha smarrito la voglia di sognare di sperare in un futuro migliore”
“Cucciolo di uomo quanto sei confuso e quanto sei fuori strada! Siete voi la causa di questo inverno lungo. Avete perso la voglia di sognare e il mondo sta cambiando per adeguarsi a voi! Ma c’è ancora una possibilità… Forza Sadalmelik dimmi quelle è il tuo sogno più nascosto. Il giovane rimase allibito, domandandosi tra sé e sé come facesse il drago a sapere il suo nome: “Io… io… non saprei” e subito arrossì. Il drago disse: “Ora chiudi gli occhi e fidati del vecchio drago”. Sade obbedì e subito si ritrovò in un prato verde sotto un cielo azzurro. Il sole era caldo sulla pelle e l’aria era piena delle risate gioiose dei bambini. Girandosi con calma si ritrovò a guardare l’albero di Santa Marta in fiore e sotto si trovava lei, la ragazza che amava con tutto il cuore…
Il drago rise con il cuore e poi disse: “Mi hai convinto piccolo uomo. Ti sei meritato un grande dono e so che lo userai nel modo giusto” e detto questo lanciò un urlo. Sade chiuse gli occhi spaventato e quando gli riapri si ritrovò tra le mani una cornice di cristallo multicolore a forma di foglia di Santa Marta, con tante corde intrecciare al suo interno. Appena lo sfiorò una melodia celestiale riempi la sua mente e la voce del drago disse:
“Ciò che dal mio cuore è stato donato
E dai tuoi sogni è stato modellato
Ridarà alla gente la volontà
Di lottare ancora per la felicità
Dando forza ai sogni e ai desideri
Quelli più profondi e sinceri
Per spingerli fuori dal loro torpore
E togliere i ghiaccio dal loro cuore”
“E ora piccolo cucciolo di uomo, lasciami dormire e trasforma i tuoi sogni in realtà. Non avere paura, so che posso contare su di te!”
Sade non sapeva trovare le parole per ringraziare il drago e disse: “Avrai la mia gratitudine in eterno, ma come potrà un solo cristallo cambiare il cuore di tanta gente?”
Il drago sbadigliò è disse: “Piccolo uomo, il cristallo che hai in mano è parte del mio cuore e del tuo. Ogni volta che vorrai bene a qualcuno li donerai un pezzo del tuo cuore e del mio, e con esso un acchiappasogni. Anche la forma che hai scelto richiama gioia e speranza, come un albero forte e rigoglioso che in primavera torna a vivere con i suoi fiori! Ed ora buona notte piccolo uomo e addio!”
Sade ritornò nella Terra di Altrove e, a partire dai saggi riuniti al castello della Città Murata narrò a tutti la sua storia accompagnandosi con la melodia dell’acchiappasogni. In breve, come promesso dal drago, tutti gli abitanti di Altrove ebbero il loro cristallo, tutti della forma della foglia di Santa Marta ma tutti di un colore diverso, che rispecchiava la personalità del proprietario. I ghiacci lasciarono il posto ai fiori e la gente imparò di nuovo a sognare. Sade non perse tempo e corse dalla sua amata per trasformare in realtà il sogno che aveva salvato tutti. E adesso buona notte e sogni d’oro mie pecorelle.” Disse la mamma passando con delicatezza le dita sugli acchiappasogni dei suoi figli.
In te c'è più di quanto tu non sappia, figlio dell'Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d'oro, questo sarebbe un mondo più lieto.
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Il Prenna
 
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